ELP | ARCHIVI FRANTUMATI

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Vivere questo presente così complesso ha aperto numerose riflessioni sul mio stare e agire nel mondo così come sul mio essere nella scena. Mai separati tra loro questi due aspetti della mia esistenza si scontrano e si affrontano in un dialogo continuo. Il corpo è il mio specifico linguistico, è il mio strumento, ma è anche l’area di indagine intorno a cui ruota la mia ricerca; poetica del corpo.* Così scrivevo nel 2014 e mai come in questo momento storico sento importante l’affermazione. Cosa significa allora assumere il tempo presente nelle ossa, nel corpo, nella scena? Il pensiero si è fatto azione. Le posture nate dai vari archivi sono state smembrate, frantumate in mille pezzi per essere ricomposte nel corpo attraverso un processo aleatorio di ricostruzione, andando a generare figure e non più immagini. Un corpo non più libero di muoversi nello spazio ma costretto da una partitura registrata in voce, un corpo che non può scegliere, un corpo intrappolato nell’eterno conflitto tra l’interno e l’esterno, tra ciò che deve e ciò che vuole. Uno stato dell’essere nella scena che chiama in causa la solitudine dell’essere umano contemporaneo, chiuso dentro regole definite, sempre in bilico tra la propria volontà e la legge morale e giuridica. Una messa in discussione dell’autorialità, della volontà, dell’interpretazione, dell’integrità del corpo.

Paola Bianchi Corpo politico. Distopia del gesto, utopia del movimento a cura di S. Bottiroli e S. Parlagreco, Editoria&Spettacolo, Spoleto 2014


ARCHIVI FRANTUMATI ha generato ASSIMILIA e BAD Being in the Act of Doing


BIBLIOGRAFIA

 Georges Didi-Huberman Ninfa moderna. Saggio sul panneggio caduto - Abscondita 

 Gilles Deleuze Francis Bacon Logica della sensazione - Quodlibet


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ELP | SHATTERED ARCHIVES

Living this complex present has opened up numerous reflections on my being and acting in the world as well as on my being on the stage. These two aspects of my existence have never been separated from each other, and they clash and confront each other in a continuous dialogue. The body is my linguistic specificity, it is my instrument, but it is also the area of investigation around which my research revolves; poetics of the body.* So I wrote in 2014 and now more than ever I feel the importance of this statement. What then does it mean to take on the present time in the bones, in the body, in the scene? The thought has become action. The postures born from the different archives have been dismembered, shattered into a thousand pieces to be recomposed in the body through a random process of reconstruction, going on to generate figures and no longer images. A body no longer free to move in space but constrained by a score recorded in voice, a body that cannot choose, a body trapped in the eternal conflict between inside and outside, between what it must and what it wants. A state of being in the scene that calls into question the solitude of the contemporary human being, closed within defined rules, always poised between his own will and the moral and legal law. A questioning of authorship, of the will, of interpretation, of the integrity of the body.


Paola Bianchi Corpo politico. Distopia del gesto, utopia del movimento edited by S. Bottiroli and S. Parlagreco, Editoria&Spettacolo, Spoleto 2014











































































































































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